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giovedì 31 agosto 2017

Sui sentieri della Badia di Tiglieto

Decidiamo di fare trekking nel bacino dell’alta Valle Orba, in una giornata di intensa calura estiva. Un territorio caratterizzato da rigogliosa vegetazione dove sovrastiamo solchi pietrosi privi degli usuali limpidi corsi d’acqua. Nelle frazioni di Urbe, Martina e Acquabianca si notano le tracce del passato, fra i tetti rossi delle chiese e le travi di legno di cascine che hanno ospitato generazioni di
contadini ed artigiani del ferro.Ci dirigiamo a Tiglieto, un comune che vanta un assetto di origine medioevale e il cui nome deriva dai numerosi tigli che un tempo crescevano nella zona. Sembra ancora di sentirli i profumi di quel tempo antico addentrandosi in quei boschi di
castagni che rappresentavano la sussistenza degli abitanti di un lembo di una terra che pare fuggita al dominio del mare per preservare la sua deliziosa pace. Sulle tracce dei devoti pellegrini, ci avventuriamo su un percorso ad anello di circa 6 chilometri che si snoda fra le due rive del fiume Orba, attraversando ponticelli di varia natura, dal legno all’arrugginito metallo, che fanno provare ad alcuni il brivido della sospensione nel vuoto, fino al suggestivo possente di
pietra, a cinque arcate. Appagante il refrigerio più per lo spirito che
 per il corpo disidratato, allorchè giungiamo al Monastero di Santa Maria e Santa Croce di Tiglieto, per la cornice di stampo bucolico
che la avvolge così come il silenzio, che ci riporta alla vita degli operosi monaci che nel Medioevo vi dimoravano. La struttura, di impianto romanico, fondata nel 1120, è formata dalla chiesa, dal convento e dal refettorio sui tre lati del chiostro, delimitato sul quarto lato dagli spazi ad uso agricolo. Si tratta della
prima fondazione cistercense
in Italia e al di fuori della terra di Borgogna, regione in cui sorse l’ordine. Grazie a questa preziosa presenza dedita oltre che alla preghiera, al lavoro che garantisse l’autosufficienza, la piana divenne estremamente produttiva, dal punto di vista silvo pastorale e per gli interventi di bonifica che coinvolgevano anche le comunità locali. Sono rinvenibili tracce di questa operosità nei resti di vecchi mulini, in  fornaci per cuocere i mattoni necessari per ampliare il complesso monumentale. Alla fine del 1200, dopo un periodo di ruberie ed aggressioni che turbarono la popolazione, inizia un progressivo

declino, costringendo a cedere i possedimenti dell’Abbazia che, nella seconda metà del 1600, ormai disabitata, entrò nel patrimonio della famiglia Raggi che ne cura ancora la gestione. Recentemente il complesso monastico è stato oggetto di interventi di restauro, riportandolo agli antichi splendori. Ritemprati dalla atmosfera mistica, riassaporata fra mosaici ed echi di canti gregoriani che si diffondono fra i colonnati, facciamo ritorno alla vita balneare, assaporando lungo il tragitto di ritorno la bellezza dell’incantevole Parco del Beigua e dell’entroterra varazzino in cui questo delizioso tesoro è magicamente incastonato.                              
Un ringraziamento agli amici, infaticabili camminatori della bella Varazze, per le piacevoli  esperienze di condivisione
                                               
            Giuseppina Serafino

lunedì 28 agosto 2017

In bici nella Terra della Taranta

Il Salento, la regione più orientale d’Italia, è situata al centro del Mediterraneo in un luogo che è stato naturale crocevia di civiltà dai Messapi a i Greci, dai Romani ai Greci. Un territorio pianeggiante che se attraversato in bicicletta consente di assaporare un museo a cielo aperto: siti preistorici e dolmen , cripte bizantine in anfratti sotterranei, cattedrali barocche che si schiudono come preziosi tesori desiderosi di essere riscoperti dopo un sonno atavico che ne ha preservato l’incantevole bellezza.
La costa tra Otranto e S.Maria di Leuca, si connota come un lungo balcone sul mare, con specie botaniche alquanto rare. Una prima tappa, di circa 56 Km, parte da Lecce e consente di visitare la città fortificata e il castello di Acaya del XVI sec. per poi immergersi nell’Oasi protetta del WWF “Le Cesine”: Costeggiando il mare si incontrano i resti di Roca Vecchia, un’antica città dell’età del Bronzo e poi i Laghi Alimini. Otranto accoglie con le sue affascinanti stradine che celano sorprese ad ogni
angolo: la chiesa bizantina di S.Pietro con i suoi affreschi, la cattedrale con il suo bellissimo mosaico pavimentale. Uno dei tratti costieri più autentici del Salento è quello che conduce a punta Palascìa, nei pressi di un laghetto emerso in una cava di bauxite, ormai dismessa. Pedalando di gran lena si raggiunge la grotta Zinzulusa, che si estende nelle
viscere della terra per circa 200 metri. Suggestivi i
terrazzamenti e le muraglie a secco che testimoniano l’ingegnosità contadina in una zona piuttosto selvaggia ma ciò che affascina è il ponte
del “Ciolo”, un piccolo canyon ricco di piante rare, scavato dal corso delle acque.Seguendo le orme degli antichi pellegrini, si può raggiungere il Santuario a S.Maria di Leuca con una vista impagabile sulla marina sottostante, ritemprandosi dopo un percorso di 52 km. Un’altra “mitica” escursione è quella che porta alla scoperta dell’ estremità meridionale della Puglia, ovvero il Capo di Leuca, verso la torre di difesa di Salignano e l’antico frantoio di Castrignano, scavato nella roccia. Affascinante il monumento funerario centopietre di Patù e il Santuario di “Leuca Piccola”, stazione di pellegrinaggio con una interessante zona sotterranea.
Costeggiando distese di ulivi con le caratteristiche paiare si può
arrivare ad Ugento, dove merita una sosta il Museo Archeologico.Un' ulteriore meta è la costa ionica con l’isola di S.Andrea e il parco naturale di Punta Pizzo per raggiungere dopo quasi 61 km la splendida Gallipoli, borgo di pescatori. Un modo fantastico di perdersi fra echi di storia ritrovando il piacere unico  del contatto con ambienti che hanno conservato il sapore autentico nei meandri della dimenticanza.

                                                    Giuseppina Serafino

giovedì 24 agosto 2017

Un tuffo nel passato della Valtellina

Una dimensione culturale tutta da scoprire racchiusa in Valtellina, a cominciare da quella contadina che si ritrova ad esempio nei tanti mulini. Si tratta di veri e propri musei di archeologia industriale che si celano in prossimità dei borghi più caratteristici. Il Mulino Moro di Bottonera, fondato nel 1867, sorge nel vecchio quartiere di Chiavenna,
in una zona dove veniva utilizzata l’acqua del fiume
Mera attraverso una serie di canali. Una struttura simmetrica, su tre piani con una sala macchine e un vano per il lavaggio dei cereali. Il Comune di Montagna e la Comunità Montana, hanno recentemente deciso di valorizzare il patrimonio etnografico di alcune contrade
realizzando un sentiero ad anello che si fonda sulla viabilità tradizionale. Lungo il percorso sono stati 
recuperati diversi mulini che sfruttavano la presenza di ripidi corsi d’acqua ad uso agricolo o artigianale. A Berbenno, il sentiero dei Mulini è un appuntamento classico per gli amanti della mountain bike. A Rasura, nei pressi di Morbegno, è possibile visitare il Mulino
del Dosso, costruito nel 1836 e restaurato nel 1998. Un altro percorso nella storia della Valtellina è quello caratterizzato dal Parco delle Incisioni Rupestri, tra 
Grosio e Grosotto. Sulla “Rupe Magna”, una delle più grandi rocce incise dell’arco alpino, le antiche popolazioni hanno lasciato il segno del proprio passaggio, con oltre cinquemila rappresentazioni di vita quotidiana. Le più antiche risalgono alla fine del Neolitico, al quarto millennio prima di
Cristo. Nei dintorni ci sono due antichi castelli: il Castello Vecchio dedicato al martire San Faustino, che risale al X-XI secolo e quello Nuovo, costruito tra il 1350 e il 1375 ad opera dei Visconti. Fortificazioni a guardia del territorio e che fungono da preziosi custodi custodi della memoria storica della Valtellina. Il Castel Masegra, da una roccia domina la città di Sondrio, una roccaforte guelfa, come testimoniano i due torrioni,
costruita in epoca medioevale. Al Grumello di Montagna , il De Piro è stato edificato tra le fine del Duecento e l’inizio del Trecento dai Ghibellini De Piro. Benchè distrutto dai Grigioni nel
Cinquecento, conserva ancora una torre
e i resti di due costruzioni con i
merli a coda di rondine sui vigneti terrazzati dove si produce l’omonimo vino rosso Valtellina Superiore DOCG.Ma a Sondrio uno dei luoghi di maggiore impatto dal punto di vista architettonico e decorativo, è la Basilica della Madonna di Tirano che celebra l’apparizione della Vergine al contadino Homodei nel 1504. Sono oltre 500 le chiese della Valtellina che sono parte integrante del suggestivo paesaggio che mantenuto caratteristiche uniche salvaguardando le proprie tradizioni enogastronomiche e legate all’essenza della propria affascinante identità.

Giuseppina Serafino

lunedì 21 agosto 2017

Repubblica Ceca insolita

Numerose sono le bellezze che contraddistinguono la Repubblica Ceca ma ciò che maggiormente affascina sono le numerose tradizioni che l’hanno fatta diventare Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Fra di esse vi sono : la falconeria, la sfilata di carnevale di Hlineckp, il ballo popolare maschile verbunl e la Cavalcata dei re, una festa unica nel suo genere.  
 A stupire ancora di più sono però alcuni alloggi curiosi in cui è possibile vivere delle atmosfere leggendarie. Nei boschi della città di Brno, vicino a Lelekovice, in Moravia, è cresciuta una capanna sull’albero, a sette metri di altezza, con una superficie interna di soli 18 metri quadrati e con terrazza. Non esiste acqua corrente ma un semplice lavello con brocca annessa, per circa tre persone e sono ammessi bambini che abbiano più di sei anni; alquanto pieno il calendario delle prenotazioni. Un’offerta simile è quella nel Treehouse resort Green Valley Chotysany, nella Boemia centrale, dove si trova un alloggio fra le corone di tre querce, due metri più in alto del precedente. Per gli amanti del vino, l’azienda vinicola Pod Hradem a Klentnice, in Moravia, offre la possibilità di alloggiare in enormi botti sulle terrazza tra le vigne, osservando dal letto il risveglio della Palava. Le camerette sono più strette di quelle
sugli alberi ma dispongono di elettricità e di riscaldamento, in una botte costruita in verticale c’è la toilette con doccia. A Slup, a sudest di Znojmo, vicino alla frontiera con l’Austria, oltre al rinascimentale mulino ad acqua, è possibile scoprire la pensione Za mlynem (Al Mulino) dove si può pernottare nelle camere d’epoca della duecentesca fattoria. L’attrazione più bizzarra è la grande stufa nell’Appartamento dipinto, nella quale possono dormire comodamente due adulti per fare un’esperienza che “scalda il cuore”. I bollenti spiriti possono invece trascorrere 
una notte inusuale sulla casa galleggiante speciale Lofi nel centro di Praga. Misura 12 metri di lunghezza e dispone di una terrazza con griglia a gas e un patio coperto. Nella Boemia meridionale gli stagni di Dobcické offrono alloggi sull’acqua.   
Si trovano ai piedi della Selva boema, vicino a Ceské Budèjovice tra Dobcicé, Lipanovice e holasovice, Patrimonio Unesco. Tre bungalow poggiano su pali di quercia, circondati dall’acqua, hanno il molo e una pescaia per i pesci. Invece Amalka è una casetta sull’albero, metà all’asciutto e metà sull’acqua. Una situazione relativamente più confortevole è quella dell’ hotel Clementin, nella stretta via Seminarska ulici, nei pressi della Città Vecchia, risalente al 1360 è una delle rarità praghesi con la sua larghezza di 3,28 metri (11 piedi). Una Repubblica ceca davvero singolare nelle sue sorprendenti attrazioni turistiche.       


                                                    Giuseppina Serafino

venerdì 18 agosto 2017

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico a Paestum


Un evento originale nel suo genere, luogo di approfondimento culturale, la XX edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico si svolgerà dal 26 al 29 ottobre, a Paestum. Suggestive location della manifestazione saranno il Tempio di Cerere, il Museo Archeologico Nazionale e la Basilica Paleocristiana. Un format che si è rivelato di successo alla luce delle prestigiose collaborazioni che si sono instaurate
con organismi internazionali quali UNESCO , UNWTO e ICCROM, con 10.000 visitatori, 120 espositori, di cui 30 Paesi esteri, circa 50 conferenze e incontri, 300 relatori, 40 buyer da 8 Paesi europei, 120 operatori dell’offerta, 100 giornalisti accreditati. La BMTA 2017, in occasione del ventennale, ospiterà prestigiose iniziative, fra le quali giovedì 26 ottobre, la Conferenza “I Comuni 
e i siti archeologici: infrastrutture, gestione e promozione” a cura di ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Venerdì 27 ottobre sarà la volta del Convegno “Il turismo sostenibile per lo sviluppo dei siti archeologici mondiali” a cura UNWTO, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, con 
Segretario Generale Taleb Rifai che ha voluto dare importanza alla salvaguardia dei siti archeologici. All’iniziativa, che si inserisce nell’ambito dell’Anno Internazionale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo” dichiarato dall’ONU per il 2017, sono 
stati invitati Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Lina Annab, Ministro del Turismo e delle Antichità della Giordania, Eduardo Ferreryros, Ministro del Commercio estero e del Turismo del Perù, Thong Khon, Ministro del Turismo della Cambogia, Hirut Woldemariam, Ministro’della Cultura e del Turismo dell’ Etiopia. I siti Unesco rappresentati (Pompei, Petra, Aksum e Tiva e 
Machu Picchu, Angkor Wat)  esprimono al meglio le potenzialità del patrimonio archeologico per lo sviluppo locale e l’occupazione. Un’altra importante conferenza sarà “Il dialogo interculturale valore universale delle identità e del patrimonio culturale: #dontforget Bardo Museum 18.03,2015-#unite4heritage for Palmyra” -La Borsa è riconosciuta Best paractice per l’impegno a favore del dialogo interculturale.Sarà anche consegnato l’International Archaeological Discovery Award “Khaled_Asaad” alla più significativa scoperta archeologica del 2016, alla presenza di Fayrouz, Walid e Omar, figli dell’ archeologo di Palmira che ha pagato con la vita la difesa del patrimonio culturale. Il Premio “Antonella Fiammenghi” sarà attribuito alla miglior tesi di laurea sul turismo archeologico mentre il Premio “Paestum Archeologia” verrà assegnato a coloro che contribuiscono alla valorizzazione del patrimonio culturale.
                            Giuseppina Serafino

lunedì 14 agosto 2017

I peccati del Rabarama Skin Art festival

Il Rabarama Skin Art Festival, dopo il successo riscosso l’anno scorso, è tornato a Varazze per la semifinale del concorso nazionale ispirato dalla grande artista Rabarama e diventato realtà grazie a Kryolan.
Una performance, giunta alla quarta edizione , dedicata alla Skin Art, body painting che privilegia l’innovazione e l’originalità del connubio pittura su corpo e performance. Undici gli artisti in gara che si sono cimentati per otto ore nella realizzazione del progetto più attinente al tema stabilito: l’hybris, ossia il peccato di tracotanza. Corpi dipinti che fungevano da veri e propri trattati di antropologia culturale, in cui aspetti mitologici e di ispirazione filosofica venivano veicolati dall’elemento preminente dei tempi attuali: l’immagine.
Ad essere rappresentati erano Il desiderio di trasgressione, di supremazia dell’umano rispetto al potere della divinità con le conseguenti dinamiche puntive. Si legge nel Manifesto che il corpo è il tempio vivente dell’Armonia, del bello, della vitalità e il luogo dello scontro con tutto ciò che vuole negare la sua importanza e la sua stessa esistenza. Il corpo, come luogo in cui la spinta creativa contemporanea può ritrovare quel primigenio rapporto con la bellezza che era proprio dell’arte antica e come unico strumento per resistere al bio-potere, ossia al processo in atto che tende a rendere la sfera vivente qualcosa di assimilabile a materia prima/prodotto, portatore di un valore meramente economico. Gli assorti visitatori, si aggiravano fra i caruggi del borgo savonese, rapiti dalle magistrali tecniche che hanno reso i corpi dei modelli come delle tele su cui trasfondere l’essenza dell’estro creativo dei singolari “pittori”. A corollario dell’evento un percorso fra i peccati della gola e quelli dello shopping, proprio nella giornata prefestiva suggellata dal tradizionale mercato settimanale.
Oltre agli artisti in gara, è stato possibile assistere all’esibizione degli artisti della GV make-up Academy Torino supported by Kryolan, main partner dell’evento: il celebre Daniele Pirovano, coadiuvato dall’estrosa make up artista Greta Volpi. La manifestazione, conclusasi con uno shooting fotografico live a cura di Marco Toschi e una spettacolare performance degli artisti, ha goduto della direzione artistica di Marzia Pistacchio, dell’organizzazione tecnica di Laura Chiara Filippi dell’agenzia Indaco, ed è stata patrocinata dal Comune di Varazze.
 I vincitori, Laura Errico per la categoria professionisti e la ventenne Eudova Saccarotti per gli esordienti, accederanno di diritto alla finale del 30 settembre a Merano. Un vero“peccato” non aver potuto assistere alla singolare kermesse artistica.
            Giuseppina Serafino