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venerdì 7 aprile 2017

Framura e i suoi gioielli senza tempo

Un territorio estremamente variegato quello che caratterizza Framura, tra Sestri Levante e Levanto, dove i monti incorniciano bruscamente il mare, come a voler racchiudere le straordinarie bellezze
naturalistiche che li connotano diffondendo profumi
e colori unici.
Sul versante meridionale si trovano disseminati quattro piccoli borghi: Costa, Setta, Ravecca e Anzio, poca sopra si erge Castagnola, il cui nome evoca la pianta che fungeva da grano per i Liguri. Agglomerati di casette , edificate a difesa dalle incursioni
barbaresche, che paiono dipinte da un bizzarro artista che voleva creare effetti cromatici, spezzando il grigiore di una vita scandita solo dal ritmo delle campane della possente “Torre carolingia” e dalla vicina pieve di san Martino, oltre che dalle cinquecentesche torri delle frazioni in prossimità del mare. Il solerte
Enrico Barbieri di Framura Turismo, in occasione del meeting organizzato per giornaliste e blogger presso il Resort “La Francesca”, si profonde in un effluvio di notizie che schiudono segreti di un luogo denso di significati storici. Ci addentriamo fra viuzze e scalinatelle dalle quali è possibile catturare scorci paesaggistici di straordinario fascino. Nella discesa al mare il primo nucleo abitato che s’incontra è il borgo di Setta con tracce di murature medioevali ed archi in pietra da taglio di qualità (la cosiddetta pietra di Levanto). Si notano alcuni edifici con giardini pensili appartenuti a facoltose famiglia locali che controllavano
la viabilità diretta dal mare verso la costa. Ottima l’idea di fermarci nel giardinetto adiacente alla
Gastronomia “Le cose buone” di Enrica, dove la sorridente proprietaria ci delizia con assaggi di alcune delle sue gustosissime specialità liguri innaffiate da vino tipico. Lo sguardo inebriato dagli appaganti sapori spazia sulle colline
circostanti puntellate di casolari circondati da terrazzamenti e da odorosa vegetazione mediterranea. A malincuore si riparte verso Ravecca un insediamento di mezza costa, con le case
circondate da rigogliosi orti e
giardini che si affacciano sul mare come se volessero accarezzarne l’incantevole superficie. Quasi sulla costa, vicino all’antico scalo delle barche, incontriamo Anzo, un borgo che si contraddistingue per le dimori signorili dal gusto, neogotico e classicheggiante. Affrettandoci ci dirigiamo verso il mare, dall’alto di
una grata intravvediamo la tazione ferroviaria che pare voler
fermare la dolorosa intrusione della
presenza umana nel silenzioso paesaggio che ci rapisce per la magica immobilità dei
segni del tempo. Ammiriamo il porticciolo turistico protetto dal più grande scoglio della Liguria, chiamato Ciàmia, dinanzi al quale fanno capolino spiaggette che si specchiano nelle acque cristalline framuresi, premiate più volte con il marchio della Bandiera Blu e delle Tre Vele di Legambiente.Qui ci attende come gradita sorpresa un'altra pausa enogastronomica presso l’enoteca l’Agave, fatta aprire eccezionalmente, affinchè potessimo gustare altre straordinarie prelibatezze
illustrateci con dovizie di particolari ed estrema professionalità dal simpatico gestore. Seduti sul terrazzino intorno ad una lunga tavolata osserviamo incantati lo scenario marino circostante fondendoci con esso in un inscindibile connubio che ci restituirà il profumo intenso di questo straordinario lembo di Paradiso in cui desideriamo far ritorno. Il giorno successivo, dopo aver fatto incuriosire le colleghe del Villaggio con i resoconti della nostra estemporanea gita naturalistica capitanata dal serafico Enrico, ci accingiamo a ripartire. La sottoscritta, accompagnata da Andreina, gaudente food blogger cremasca, con il“ cavallo di S. Francesco”, si è accinta al ritorno, percorrendo la ciclovia lungo le antiche gallerie della ferrovia che ci hanno restituito il fascino di un lembo di terra antico, “assaporato” nelle sue essenze molteplici.
                              Giuseppina Serafino