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mercoledì 31 agosto 2016

Cicloturisti in Maremma

Il XXVIII Cicloraduno nazionale Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), tenutosi in Maremma. si è caratterizzato
come un evento
storico per il record di partecipanti, circa 560, e per l’intensa canicola che ha messo a dura prova molti di noi, non avvezzi a pedalare con un sole di stampo caraibico. Ogni giornata era dedicata a uno specifico tema legato al sopracitato contesto ambientalistico come le produzioni enogastronomiche di qualità, la storia antica e gli etruschi, le zone costiere e il mare, le ferrovie dimenticate, le tradizioni contadine, la palude e le bonifiche. L'apertura ufficiale ha previsto la
partenza dal Velodromo di Grosseto per raggiungere la Corte degli Ulivi, un agriturismo adagiato sui vicini colli, nella incantevole cornice dell’antica “Fattoria il Marruchetone”. Qui, dopo una breve pedalata di circa 15 chilometri, è stato possibile assistere a un suggestivo spettacolo equestre dei butteri maremmani, antichi mandriani che badavano alle vacche “brade”, retaggio di una tradizione fortemente radicata nel territorio. Al termine dell’esibizione, è stato piacevole rifocillarsi con alcuni prodotti tipici toscani aggirandosi nel bellissimo parco, disseminato di vecchie macchine agricole.

 I percorsi del giorno successivo prevedevano a scelta: un facile giro ad Alberese, posto alle pendici dei Monti dell’Uccellina, per 30 chilometri, attraversando la Pineta Granducale, dove è presente una ricca fauna con cinghiali, caprioli, daini, tassi e volpi. Il giro medio di 65 km, era invece diretto alla foce del fiume Ombrone su un percorso intorno ai 400 metri di dislivello, raggiungendo il Parco Naturale della Maremma con una ricca fauna di tipo acquatico. I ciclisti più allenati hanno scelto invece il percorso lungo con un itinerario di circa 85 km e un dislivello di 800 metri, salendo fino al borgo medioevale di Montiano, nel Comune di Magliano, lungo una strada a basso traffico che attraversa le colline maremmane con
straordinari scorci panoramici. Il percorso in mountain bike era diretto all’Abbazia benedettina di San
Rabano, un luogo magico celato nella folta macchia mediterranea per raggiungere Bocca d’Ombrone. Il sabato, gli “sfaticati” che non si sono diretti al mare o in piscina, sono giunti a Sticciano Scalo, pedalando fra le silenziose stradine della valle tra Monte Lattaia e Pian del Bichi, raggiungendo il villaggio minerario di Ribolla. Nel pomeriggio visita al
borgo medievale di Montemassi e al suo castello, appartenuto dall’XI sec alla potente famiglia degli Aldobrandeschi, che ne fecero un centro nevralgico lungo le vie del traffico del sale, per un “tuffo”, poco refrigerante, ma culturalmente appagante. Dopo la serata di gala negli eleganti saloni della Fattoria della Principina, il Cicloraduno ha chiuso i battenti con i tre itinerari della domenica che prevedevano una escursione al borgo di Castiglione della Pescaia, all’Eremo di S.Guglielmo di Malavalle per sondare i
suoi intriganti misteri, alla Riserva naturale Provinciale della Diaccia Botrona. Tutti i percorsi gravitavano sulla costa maremmana, per poi far rientro a Marina di Grosseto con un lauto buffet, a base di prodotti locali offerti dalla Coldiretti. Provati dall’intensa calura che ha provocato malori nelle giornate precedenti, noi centinaia di gaudenti pedalatori abbiamo fatto ritorno nelle più disparate destinazioni di provenienza, isole comprese, felici di portare nel cuore i colori dei dolci pendii, dei filari di cipressi, dei bellissimi campi di girasole e,soprattutto, lo straordinario sapore della terra di maremma.




                                             
Giuseppina Serafino

domenica 28 agosto 2016

Rabarama Skin Festival in riva al mar


Varazze, città ligure del savonese, è stata scelta per ospitare la semifinale
del primo concorso dedicato al body painting d’arte. Il Rabarama Skin Art Festival nato nel 2014 e giunto alla terza edizione, è stato reso 
possibile grazie alla collaborazione tra la scultrice di fama internazionale Rabarama e il brand leader nel settore della cosmetica professionale Kryolan. La
direzione artistica, fortemente voluta dalla Proloco Borgo Solaro, è stato affidato alla make up artist Marzia Pistacchio. L’intento è quello di dare la 
meritata dignità artistica al body paint, tramutandolo in Skin Art. Molte coscienze si stanno risvegliando e stanno realizzando che se il corpo è (e sarà) la massima vittima di quanto accade, è proprio dal corpo che si deve ripartire per cambiare lo stato delle cose. La pelle (skin) è ciò che crea una relazione più profonda con gli altri e con la natura, e il corpo rappresenta il tempio vivente dell’armonia, del Bello, della vitalità.Artisti e modelli, provenienti da tutta Italia hanno espresso la propria creatività, sul tema assegnato “La Grande Madre, in un arco di sette ore, dinanzi ad esperti del settore e sguardi incuriositi di numerosi turisti. I tre finalisti Elvira Sorba, Flavia Ferrua e Antonella Tagliani accederanno alla finale del 1° ottobre al Kurhaus di Merano (Bz), con il tema “La Rinascita”.Non 
una semplice gara di body painting ma un intento ambizioso che 
mira a combinare lo stupore di un evento creativo artistico live ad una filosofia artistica potente. Il Rabarama Skin Art Festival si connota come unico evento di rilevo nazionale che ha come obiettivo specifico quello di “traghettare” il body painting nell’ambito dell’arte contemporanea, 
alla stregua di fotografia, arte digitale, performance. Si tratta di una missione innovativa e coraggiosa che sta dando i suoi frutti poiché nelle edizioni finora svoltesi è cresciuto il livello qualitativo artistico, assieme al numero dei partecipanti, generando un apprezzabile interesse mediatico e di pubblico. La base concettuale del Festival è il Manifesto della Skin Art che sancisce la valenza artistica della pittura su corpo, come dichiara Rabarama:” La pittura su corpo si può slegare dalla ricerca dell’effetto visuale (sfumature sofisticate) per essere invece puro mezzo espressivo che si connota per la specificità di usare un corpo vivente come tela, con tutto quello che ne consegue, la forza creativa unita alla naturale vitalità dei corpi”.
                Giuseppina Serafino  
                                        

venerdì 26 agosto 2016

“Cucina senza confini” in Germania

In Germania, presso il centro espositivo di Erfurt, una graziosa località della Turingia, si terranno le
Olimpiadi di cucina 2016, dal 22 al 25 ottobre, all’ insegna del motto “Cucina senza confini”. Un evento di risonanza internazionale, organizzato dalla Verband der Koche Deutschalnds (federazione dei cuochi tedeschi ) che si svolge in concomitanza con l’annessa “Inoga”, una tra le più importanti esposizioni di servizi ricettivi ed alberghieri. Le prime Olimpiadi si svolsero nel 1900, a Francoforte su iniziativa della Corte di Prussia, e si ripetono a cadenza quadriennale, giungendo ora alla 24esima edizione, dopo varie sospensioni in periodo bellico. La rassegna tenutasi nel 2012, che ha sancito la vittoria della Svezia, ha visto la
partecipazione di 1600 chef iscritti e 1.000 a supporto della manifestazione, provenienti da 52 Paesi; oltre 30.000 visitatori e 350 media internazionali seguono l’imponente kermesse in programma. Il severissimo regolamento prevede limiti precisi, dallo stoccaggio delle materie prime,dall’osservanza delle norme igieniche, alle precise tecniche di lavorazione e ai comportamenti nelle cucine. Massiccia la presenza, come di consueto, dei concorrenti italiani, che nel 2012 si sono piazzati all' ottavo posto nella categoria “Squadre” e il terzo posto in quella dei “Singoli”. A riscuotere la maggiore attenzione sono le Nazionali maggiori (Senior) per l’altissima professionalità che dimostrano e perché consentono di monitorare le ultime tendenze in fatto di ristorazione.                                                                                                              
 Le Olimpiadi rappresentano infatti un’ottima vetrina per il confronto di conoscenze sugli sviluppi dell’arte culinaria portando ad un perfezionamento delle proprie acquisizioni. Una notizia eclatante riguarda la partecipazione ufficiale della Nazionale Popolare Cinese, la cui ultima adesione risale al 1976; un grande motivo di interesse considerato l’1,3 miliardi di abitanti di uno Stato dove le tradizioni e le culture culinarie vantano trascorsi che hanno influenzato l’intero continente asiatico. La nostra squadra è reduce da prove in varie località italiane “Il menu- ha dichiarato il team manager Daniele Caldarulo- nel breve tempo che ci separa dalle Olimpiadi sarà sempre più affinato in tutti i suoi aspetti fino a raggiungere la perfezione”.
Il team Junior sarà chiamato a sostenere due prove: la gara di cucina calda, con un menu di 3 portate per 60 persone, e quella di cucina fredda, con un buffet freddo e caldo per 12 persone. Il coach Pierluca Ardito – ha sottolineato “L’entusiasmo e lo spirito di gruppo non ci mancano. Siamo pronti all’ultimo sprint in queste ultime settimane di duro lavoro”.                               Giuseppina Serafino

martedì 23 agosto 2016

Nel sud del Belgio in bici (III parte)

Una leggera pioggia, volta forse a celare la delizia di ulteriori scoperte, ha fatto sì che ci affrettassimo a congedarci per dirigerci in pullman a Tournai, una delle più antiche città del Belgio, sede vescovile, sulle rive della Schelda, a 9 km dal confine francese. Qui ci ha accolti un bellissimo sole che ha impreziosito ancora di
più la ricchezza del vasto patrimonio architettonico della città, famosa anche per le 5 torri di pietra della cattedrale di Notre Dame“, Patrimonio dell’umanità; foto a volontà ad una strada con ombrelli sospinti sul capo come a Namur. Nella triangolare piazza del mercato, fiancheggiata da stupendi palazzi a timpano, un tempo sede delle corporazioni, si erge una torre alta 72 metri, il più antico campanile del Paese. Buffissima la scena dei bimbi che, grazie a genitori incuranti, sguazzavano fra i getti intermittenti di una spettacolare fontana che fuoriusciva dal terreno, in particolare, una sfrontata ragazzina, che scorrazzava in sella ad una bici,
completamente fradicia ma gaudente, pareva l’ involontaria testimonial di una “Vallonia” vélo 2016". Poco lontano, Mons, capitale della provincia dell’Hinaut, già Capitale Europea della Cultura nel 2015, si erge su una collinetta nel cosiddetto “Pays Noir”, il grande bacino carbonifero che ambiremmo a visitare per ripercorrere le vicende dei circa 20.000 connazionali che qui hanno vissuto e, a volte, accidentalmente perso la vita. Mi ha colpito la tradizione del Doudou, dichiarato Patrimonio Immateriale dell’Unesco che prevede la processione del Car d’Or con l’urna di Saint-Waudru e il Lumecon, il combattimento tra San Giorgio e il drago, al quale i partecipanti strappano i peli della coda come portafortuna, peccato non l’avessero fatto i compianti minatori.L’intensa giornata si conclude presso l’hotel “Le Floreal, “ con marchio “Bienvenue Vélo”, una struttura attrezzata per l’accoglienza dei cicloturisti con materiali e preziosi supporti; straordinaria la vista a

perdita d’occhio del paesaggio collinare che si godeva dalle finestre delle nostre confortevoli camere, che ci appagava della faticosa ma intensa giornata cicloturistica (15 km...ehm,
speriamo non si sappia!). Il terzo e ultimo giorno, giusto per recuperare, non è stato possibile pedalare a causa dell’intensa pioggia mattutina , temo sopraggiunta per le preghiere di coloro che accusavano intenso dolore alla parte bassa della schiena. Ci spostiamo in pullman nella Vallonia Piccarda, raggiungendo Ath , la Città dei Giganti, e Aubechies , con una puntatina al Castello di Beloeil che solo un gruppetto di temerari ha raggiunto in bici, forse per emulare tardivamente gli antichi condottieri che lo popolavano.

Quello che viene definito la “Versailles” belga”, residenza dei principi di Ligne dal XIV secolo, ci appare sopìto in un sonno atavico a causa del cielo plumbeo che pare voler tiranneggiare il visitatore, aprendosi di tanto in tanto con un chiarore ingannevole.Incuriositi, apprendiamo che la prima traccia del gigante” denominato Golia risale al 1481, con una tradizione secolare che anima il folclore della città tanto che la Ducasse di Ath, il grande corteo folcloristico con giganti e carri allegorici è divenuto Patrimonio Immateriale Unesco. Terminata la festa, i titanici personaggi fanno rientro nella Maison des Géants, luogo che dettagliatamente ne illustra la storia. Prima della partenza per Bruxelles, è stato fantastico soffermarsi presso
la Taverna Saint Gery, una locanda immersa nel verde che ci ha restituito il sapore autentico della Vallonia Piccardia con un vero e proprio museo etnologico che pendeva dal soffiitto. Oggetti di ogni sorta di uso quotidiano facevano gustare, oltre al cibo delizioso di stampo rurale, il fascino di una rassicurante atmosfera bucolica come alcune vecchie biciclette usate come fioriere dinanzi alla porta. Saranno proprio questi i ricordi che molti terranno  nel cuore, avvertendo ancora quello straordinario piacere di pedalare lungo le anse dei fiumi per riscoprire la ricchezza di un contesto ambientalistico denso di suggestioni storiche ed architettoniche di notevole pregio, che si protendono verso il cielo, come quella miriade di ombrelli colorati che ci invitavano magicamente a sognare.  
   Giuseppina Serafino                
                                             
                                                                                       


sabato 20 agosto 2016

Vallonia à vélo (II parte)

Mentre alcuni di noi scambiavano “amichevolmente” la normale bici con una E-bike a pedalata assistita, per alleviare lo sforzo protratto, dopo circa 27 km, siamo giunti a Dinant, avvistando la Collegiata di Notre- Dame con il
caratteristico campanile a bulbo.
Un paesaggio da cartolina che si riflette sulla Mosa e che avremmo voluto godere dall’alto dell’imponente Cittadella, raggiungibile salendo 408 scalini o con una più comoda funicolare. Altra attrattiva, poco lontano, incastonato fra massicci rocciosi, è la sede del Museo della celebre Birra di Leffe. Ma l’ora era tarda e ci è stato concesso di attraversare il ponte Charles de Gaulle, costeggiato su entrambi i lati da sassofoni decorati,

alti più di 3 metri, dedicati ai Paesi dell’Unione europea. Questa esposizione “Art on Sax” scopriamo che è un tributo ad Adolphe Sax creatore dello strumento sopracitato, nato in questa incantevole località. Raggiungiamo l’ hotel Castel Pont-à-Lesse , situato nell’antico Chateau de Port à Lesse , immerso in un silenziosissimo parco di 25 ettari, al centro di una lussureggiante vallata che ci appaga con incantevoli riflessi fiabeschi. Al mattino partenza verso Chimay per una visita al Castello, che ci ha stupiti per la magnificenza degli arredi e per la presenza di un bel teatro con tanto di palco imperiale in cui ci è stato chiesto di accomodarci per essere edotti sulle genealogia del luogo e dei reali che l’abitavano.
Ci congediamo, salutando dinanzi all’ingresso, una simpatica ottuagenaria semideambulante, che scopriamo essere nientemeno che una delle due principesse ancora viventi (spero lo sia ancora, ma, visto lo sguardo della nobildonna dinanzi a decine di esseri bardati come

inquietanti marziani, non ci giurerei). Sbigottiti anche noi per l’insolito incontro, montiamo in sella al nostro moderno destriero, accontentandoci di familiarizzare con i tanti equini che avremmo visto beatamente pascolare nelle campagne circostanti, fino a giungere all’Espace Chimay per un delizioso lunch accompagnato dalla celebre birra qui prodotta. La piacevole conoscenza di questa bevanda ha fatto sì che molti di noi da questo momento divenissero fedeli seguaci di S.Arnoldo, il vescovo che in periodo di peste prescrisse la birra come dissetante al posto dell’acqua infettata.Tra una pedalata e l'altra
non mancava occasione per sorseggiare una delle tante buonissime birre belghe, con il pretesto di conoscere i differenti marchi, non importava se trappiste, ovvero prodotte presso abbazie, oppure no, la gustosa bibita, è divenuta una sorta di naturale combustibile che dava impulso alla nostre spinte sui pedali, sospingendoci lungo i canali e i lievi pendii.                      
Questi ultimi li abbiamo saggiati durante i giri effettuati ai Lacs de l’Eau d’Heure, per conoscere il nuovo centro di ciclismo “Bike Park de l’Eau d’Heure” che sarà varato nel mese di settembre. Bellissimo il percorso di circa 32 km che si snoda su viali alberati o lungo piste che costeggiano i laghi artificiali, facendoci intravvedere la pratica di una molteplicità di sport in un luogo di pace paradisiaca. Si tratta del più grande sito nautico del Belgio, che può essere iscritto nelle liste delle “Destinazioni europee di eccellenza “(EDEN), a cavallo tra le province di Namur e dell’Hainut, creato per rispondere alle necessità di riserve d’acqua potabile e per alimentare il canale Charleroi-Bruxelles, ora grande attrattiva turistica. Da provare un viaggio nel cuore della più grande diga di questo Stato e lo Skywalk, un sorprendente panorama dall'alto del belvedere a 107 metri di altezza... (continua)                                
Giuseppina Serafino                                                         

giovedì 18 agosto 2016

A spasso in bici per la Vallonia (I parte)


Un manipolo di trenta giornalisti di differenti nazionalità in sella alla bici, nell’anno della “Vallonie à vélo”, per scoprire il fascino della regione francofona a sud del Belgio, suddivisa in cinque provincie. La partenza del suggestivo tour di tre intense giornate è avvenuto da Namur, capitale della Vallonia, non prima di aver visitato la Brasserie François allo scopo di familiarizzare con la raffinata gastronomia locale in un contesto di storiche tradizioni.

Dopo aver armeggiato con sellini e manubri, i poco convinti “ciclisti”, palesando la non eccessiva dimestichezza con il mezzo (la sottoscritta partecipante si dissocia dalla riprovevole inettitudine), sono stati guidati per le viuzze della incantevole cittadina, con lo sguardo divertito o alquanto sbalordito dei turisti seduti ai tavolini dei numerosi bistrot. Qualcuno vedendo quel serpentone di individui , di differenti idiomi, muniti di casco e con macchine fotografiche, ha probabilmente pensato ad un tardivo sbarco degli alleati

di bellica memoria . Ciò è valso allorchè tutti ci siamo precipitati a immortalare i 280 di ombrelli colorati sospesi in cima ad una delle strade principali, quasi fossero anziché un’originale installazione della Urban Art, delle misteriose materializzazioni di esseri soprannaturali da monitorare. Uno sguardo rapido ai tanti gioielli architettonici: il torrione medioevale, tutelato dall’Unesco , spicca con la sua elaborata guglia aggiunta nel 1733, la chiesa di Saint Loup, “sinistra ed elegante” (per usare le parole di Baudelaire) con insolite colonne di marmo rosso e arcate nere, la Cittadella militare con i bastioni e la cinta muraria, i ponti sulla Sambre. Poi via “veloci”lungo la Mosa (si fa per dire, in realtà emulando la chiocciola simbolo della città) sul Ravel 2, uno dei 1300 km di percorsi ciclopedonali realizzato su ferrovie dismesse.

Un tiepido sole a tratti impreziosiva la superficie fluviale regalando sensazioni fantastiche che scaturiscono da un contesto naturalistico di piacevolissima quiete, con i delicati colori della vegetazione puntellata di fiori e di simpatica fauna acquatica. Lungo il percorso varie le attrattive che meritavano una sosta:

 a Wépion è possibile visitare un originale Museo della fragola, presso il quale noi cicloreporter siamo stati piacevolmente accolti da un banchetto che esibiva prodotti legati al sopracitato frutto, dai succhi al liquore ed estratti vari. Nei pressi è d’obbligo una sosta ai Giardini di Annevoie e al suo castello del XVII secolo, per ammirare viali fioriti, grotte e spettacolari giochi d’acqua; Bouvignes che ospita la pregevole “Maison du patrimoine médiéval mosan”www.mpmm.be). Sulla vallata della Molignèe risalendo, per una quindicina di chilometri, si erge l’Abbazia di Maredsous, eretta all’inizio dell’ ‘800, con annesso un piccolo museo del formaggio , ameno luogo di raccoglimento non solo per gli estimatori del citato prodotto caseario....( continua)              

                   Giuseppina Serafino