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sabato 20 gennaio 2018

Putignano e il suo megaCarnevale

Nel 1394 la costa pugliese era infestata dalle incursioni barbariche che causavano saccheggi al tempo dei Cavalieri di Malta. L’intento più pressante era quello di proteggere tutto ciò che c’era di più prezioso come le reliquie di Santo Stefano, conservate nell’abbazia di Monopoli Protomartire. L’unica soluzione possibile era quella di spostarle nell’entroterra, a Putignano (Bari), nella chiesa di Santa Maria la Greca, dove tutt’oggi si trovano. A questo punto la storia si intreccia con la leggenda poiché si dice che i contadini della sopracitata località, impegnati nell’innesto della viti con la tecnica della propaggine, al passaggio della processione, abbandonassero il lavoro per unirsi al corteo, ballando e improvvisando versi satirici in vernacolo. Nasce così la

Festa delle propaggini, che da 622 anni, ogni 26 dicembre, segna l’inizio del Carnevale più lungo d’Italia e più antico d’ Europa: Il Carnevale di Putignano. Durante la processione dei fedeli tra le vie della città, 
avviene il passaggio del cero tra il Presidente del Comitato Feste Patronali e il Presidente della 
Fondazione Carnevale di Putignano, simbolica richiesta di perdono per tutti i “peccati” che verranno commessi durante il periodo in oggetto, sinonimo di eccessi. Il rito del passaggio del cero lascia il posto alla Festa delle propaggini: in abiti da contadini e arnesi da lavoro, recitando i famosi cippon, versi satirici in rima contro politici e personaggi noti della città. Il giovedì dei Cornuti, animato dall’ Accademia delle Corna, è il più sentito folcloristico giorno del 
carnevale di Putignano. Dalle prime ore del mattino si svolge il corteo dei cornuti che si reca a far visita al “Gran Cornuto dell’anno” e si conclude con colazione a basi di “cornetti”. In serata in Piazza Plebiscito si tiene lo spettacolo esilarante dell’Ammasso, con il rito purificatorio del Taglio delle Corna, mentre nell’ultimo giovedì del Carnevale si effettuano abbondanti

scorpacciate di carne di maiale. Il 2 febbraio, giorno della Candelora e festa della purificazione della Vergine, con benedizione delle candele, viene celebrata la Festa dell’Orso a Putignano. Si tratta di una rappresentazione teatrale in cui l’orso da uccidere (rito di passaggio dell’era precristiana per esorcizzare le ansie legate alla prosperità della nuova stagione)
simboleggia la primavera alle porte e la rinascita della natura. Gli ultimi minuti di vita del Carnevale sono scanditi dai 365 rintocchi della Campana dei Maccheroni, un’enorme campana di cartapesta che segnala la fine dei festeggiamenti e l’inizio della quaresima; qui ci si ritrova per gli ultimi balli, gustando un piatto di pasta e un bicchiere di vino. Il Carnevale di Putignano si celebra con la realizzazione di magnifici carri allegorici, realizzati con l’arte della cartapesta, avvalendosi di innumerevoli tecniche: al telaio
di filo di ferro ricoperto di carta di giornale, si affianca la lavorazione dell’argilla, reperibile in loco a basso costo. Tantissime suggestioni da scoprire in un magico tripudio di energia creativa, inneggiando alla riscoperta delle belle tradizioni folcloristiche del nostro Paese.                                            Giuseppina Serafino

mercoledì 17 gennaio 2018

Siviglia "non mi ha abbandonato" (III Parte)

Nell’area monumentale di Siviglia, al centro della Plaza del Triunfo sorge la Casa Lonja (1583-98) in stile tardo rinascimentale, ospita l’Archivio generale delle Indie, in cui sono conservati materiali sulla colonizzazione europea del Centro e Sudamerica, saggi di Ferdinando Magellano, primo circumnavigatore e Cristoforo Colombo.   Questa struttura edificata da Juan de Herrera, fungeva da Loggia dei Mercanti (Lonjia) Per poterla fotografare con luci
diverse, raggiungo più volte Plaza de Espana, all’interno del Parque de Maria Luisa,che fu costruita nel 1929 in occasione dell’Esposizione Iberoamericana, su progetto dell’artista sivigliano Gonzales.  Decorata con mattoni, ceramiche e marmi colorati, la piazza, con la sua forma semicircolare richiama il senso dell’abbraccio della Spagna nei confronti delle sue nuove colonie, le 58 panchine, ricoperte di piastrelle mirabilmente decorate, rappresentano le province spagnole. Il Palacio Espanol al suo interno, testimonia il prestigio della potenza mondiale spagnola. Essa guarda verso verso il fiume, rotta da seguire per raggiungere       
l’America, cosa che sembra vogliano fare i tanti turisti che si affollano sulle barchette quasi volessero salpare per far conoscere al mondo la gioia provata nel vedere tanta bellezza. Un tripudio di umanità gaudente fastidiosamente preda del selfie compulsivo.    
 La sottoscritta attraversa frettolosamente all’imbrunire il Parque, per recarsi al Museo de Artes Y Costumbres populares de Sevilla, un bellissimo edificio creato nel 1972, con oggetti e utensili che documentano usanze del vivere tipico del vivere della zona.
 Si trova nel Padiglione Mudejar, un edificio progettato dall’architetto Anibal Gonzalez per la  

sopracitata Esposizione Iberoamericana del 1929. 
Passeggiando nel quartiere di Santa Cruz si trova una forma architettonica inconsueta: il Metropol Parasol chiamato dai sivigliani “setas”, ossia funghi. L’edificio fu realizzato dall’architetto tedesco Jurgen Mayer come progetto di riqualificazione della zona di Plaza de la Encarnacion, iniziato nel 2004 e terminato nel 2011, è alto 28 metri ed è formata da mega reticoli in legno micro-laminato e si articola in cinque livelli. Il primo livello contiene i resti dell’ antica città romana, mentre l’ultimo offre una suggestiva vista sulla città moderna. Ha la forma del simbolo di Siviglia, il NO8DO, che è costituito da due sillabe separate da una matassa o gomitolo a forma di 8 che in spagnolo si dice “madeja”. 
L’origine di questo simbolo risale al XIII Secolo periodo che vide un contrasto fra il re Alfonso X il Saggio e suo figlio Sancho sulla gestione del paese. Il re regalò alla città il simbolo onorario che in dialetto andaluso significa “ NO ma deja DO”, “ non mi ha abbandonato”, per significare che egli non fu abbandonato dai suoi concittadini.
Questa struttura attesta il grande contrasto di stili di una città estremamente affascinante il cui sapore intenso, a distanza di tempo, ritengo anch’io di poter dire che non mi avrà abbandonato così come l’intrigante paesaggio andaluso dall’alto delle sue magnifiche torri che si pavoneggiano sul fiume Guadalquivir rivendicando l’antica potenza.                                                 Giuseppina Serafino
                                                                                                               

domenica 14 gennaio 2018

Siviglia leggendaria creatura di Ercole (II Parte)

La leggenda vuole che Siviglia sia stata fondata da Ercole, così come risulta scritto su una delle porte d’ingresso alla città :” Ercole mi edificò
,Cesare mi cinse di mura e il re santo mi conquistò”. Forse per questo si nota un desiderio di potenza che si esplica nella verticalità di molte sue strutture monumentali come la Torre dell’oro che si erge per 36 metri ed ha una pianta decagonale con tre sezioni principali; fu costruita nel XIII secolo dai musulmani e progettata come struttura di difesa. La Torre che si chiama così per i suoi
riflessi sul fiume Guadalquivir, è la sede del Museo Navale della città.

Il più grandioso monumento del mondo cristiano, dopo la Basilica di San Pietro, è la Cattedrale de Santa Maria di Siviglia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’ Unesco che occupa una superficie di 23.500 metri quadrati.E’ costituita da cinque navate interne, in stile gotico, e da due cappelle, la Cappella Reale e la Cappella Maggiore, sorge nel luogo in cui si ergeva la Moschea Mayor, abbattuta nel XV secolo; dell’antica costruzione conserva solo la Giralda e alcuni resti del Patio 
de los Narajos. Molto suggestivo il sepolcro che contiene i resti di Cristoforo Colombo portati qui da Cuba nel 1902 , egli veniva qui a pregare prima dei suoi viaggi.La tomba è portata in spalla da 4 araldi che simboleggiano i regni della corona spagnola: Castiglia, Leon, Navarra e Aragon. Sulla riva occidentale del fiume Guadalquivir, ammicca con la sua caratteristica piacevolezza il quartiere di Triana , in origine popolato da marinai, operai e
ceramisti, le cui creazioni possono essere ammirate nei laboratori di abili artigiani. Altro luogo pittoresco è il mercato coperto nel quale è possibile ritrovare testimonianze della civiltà araba e
romana. Caratteristici i chioschi delle merci con

insegne su ceramiche. Il lungofiume che si estende dal puente San Telmo al puente de Isabel II, pullula di luoghi di intrattenimento alla moda. Un intreccio di stili diversi: barocco, gotico e rinascimentale, contraddistinguono la bellezza del Barrio de San Bartolomé, un labirinto di stradine con casette basse e avvolte da un’aurea silenziosa e solitaria. Dalla Chiesa di
Santa Maria la Blanca, a Plaza de San Francisco alla Casa de Pilatos, fino alla Chiesa de Santa Magdalena, dove si racchiude tutta l’inebriante autenticità della città. . La Casa di Pilato, voluta da Don Fadrique, viene considerata un capolavoro dell’arte rinascimentale del XV secolo, e si ispirerebbe alla casa di Ponzio
Pilato a Gerusalemme. Edificio del 1533,miscuglio di stili rinascimentale, gotico fiammeggiante e mudejar, presenta un bel giardino e un suggestivo patio a 24 arcate con busti dei Cesari, statue romane, pareti decorate in stile mudejar. Tutt'intorno a questi gioielli architettonici si viene continuamente attirati dal calpestio degli zoccoli dei cavalli che trainano le  carrozze con i visitatori, sorridenti, così come lo sono i soddisfatti cocchieri che snocciolano frammentarie indicazioni sui luoghi osservati, frutto di sommarie acquisizioni.
                     Giuseppina Serafino

mercoledì 10 gennaio 2018

Siviglia capolavoro di stili (I Parte)

Una vacanza postnatalizia a Siviglia, elegante capitale dell’Andalusia, che mi appare prostrata sul fiume Guadalquivir, quasi volesse ammirare narcisisticamente il riflesso della sua sontuosa bellezza. Palcoscenico di vita gaudente che inneggia alla sensualità del flamenco, fra tapas, carrozze e fascino di toreador. Uno scrigno che racchiude, fra strette viuzze e quartieri aristocratici, edifici in stile

arabo, un patrimonio architettonico di inestimabile valore. Tracce indelebili sono quelli dei musulmani, presenza infedele che la Riconquista cattolica non è riuscita a cancellare. Il Barrio Santa Cruz, chiamato anche Juderia o
quartiere ebraico, sorge sull’area un tempo abitata dagli Ebrei, è l’antico quartiere di Siviglia che racchiude alcuni tra i monumenti più significativi della città ed è per questo Patrimonio dell’ Umanità, con piazzette dal tono raffinato e
palme fiorite. La Giralda, torre simbolo della città, rispecchia lo stile degli Almohadi, rigidi in ambito religioso, ostili al lusso ma abili nel coniugare la maestosità alla raffinata semplicità. Fu edificata su quella che era la Moschea maggiore della città, troneggia di fianco alla Cattedrale, facendo ansimare il visitatore che percorre a serpentone i suoi tanti piani per raggiungere la sommità, a 96 metri; impagabile la vista che si gode a 360 gradi sulla città. Essa deve il suo nome alla statua della Fede (detta anche Girardillo) che la sovrasta e che gira su stessa in base alla direzione del vento. Altri monumenti imponenti sono l’Archivio delle

Indie e i Reales Alcazares (Palazzi reali) la cui caratteristica è la mescolanza di stili, dall’ islamico al neoclassico. L’Alcazàr, un’antica fortezza araba, è un magnifico esempio di architettura muéjar con saloni, patii ed eleganti giardini che affascinano per la grande
combinazione di colori, in cui lo stile arabo ha fuso forme rinascimentali a forme romaniche. La costruzione originaria risale al 712 come fortezza araba ma la trasformazione avvenne durante il XII secolo, con il già citato regno degli
Almohadi che elessero Siviglia a capitale del regno di Taifa. Dell’originale fortezza almohade del XII secolo si conservano solo il Patio del Yeso e gli archi separanti il Patio de la Monteria (cortile della caccia) dal Patio del Leon. Nel 1356, con il Regno di Pietro il Crudele, l’Alcazar viene trasformato in residenza cristiana in stile Mudejar. Per questo il palazzo è conosciuto anche con il nome di Placio de Pedro el cruel, che per costruirlo si fece portare i resti delle antiche moschee. Un passaggio obbligato della fortezza è quello che conduce al Patio de las Doncellas (Cortile delle Donzelle) con le sue decorazioni in gesso tipiche dell’arte arabo-andalusa e quello de las Muhecas (Cortile delle bambole), chiamato così per via delle piccole teste di donne che ornano i capitelli. Il salone de los Embajadores, in stile mudejar, è la stanza più lussuosa dell’Alcazar ed è sovrastata da una grande cupola ornata di arabeschi del 1427. Estenuanti le file che occorre fare per accedere a queste sontuose bellezze ,  un tributo che viene reso per accedere al magico regno de "Le Mille e una notte".
                             

Giuseppina Serafino

domenica 7 gennaio 2018

Bere il territorio attraverso un viaggio

Si rinnova l’appuntamento letterario dell’Associazione Go wine con la 17esima edizione del Concorso “Bere il territorio”, il cui tema sarà “il viaggio”. Sono diverse le forme di partecipazione previste nel Bando: una riservata agli over 24 anni senza distinzioni, una 
destinata ai giovani dai 16 ai 24 anni. Tutti i partecipanti sono invitati a farsi idealmente viaggiatori, descrivendo un territorio del vino italiano e i rapporti con i valori cari all’enoturista: paesaggio, ambiente, cultura, tradizioni. Il tema del concorso è strettamente connesso all’idea ispiratrice dell’associazione Go wine che si rivolge a quella figura qualificata di consumatore che, oltre a conoscere e degustare i vini, avverte il desiderio di farsi viaggiatore per scoprire i luoghi in cui ogni vino si afferma e dove i
personaggi del vino operano. A fianco delle due categorie 
sopracitate è prevista la sezione riservata agli studenti degli Istituti Agrari: il Bando intende valorizzare e premiare lavori di ricerca rivolti al tema dei vitigni autoctoni, tenendo conto dei diversi apporti che pervengono in ogni edizione. Gli obiettivi di questa competizione letteraria sono quelli di contribuire a far crescere la cultura del consumo dei vini di qualità, mirando ad un consumatore sempre più consapevole nelle scelte e nell’attribuire il giusto 
valore ad una bottiglia di vino. I testi dovranno pervenire entro il 10 marzo 2018 presso la sede nazionale di GoWine; la cerimonia di premiazione è prevista il 7 aprile 2018. Oltre ai premi riservati ai giovani scrittori, “Bere il territorio” 
conferma il riconoscimento a “Il Maestro” e il Premio Speciale a 
favore di un libro edito durante l’anno 2017, che abbia come tema il vino o che, comunque, riservi al vino una speciale attenzione. Questa iniziativa è sostenuta da Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e da un Comitato di aziende vinicole italiane che contribuisce ad animare gli incontri di Go Wine.
Gli elaborati saranno sottoposti al vaglio di una giuria composta da Gianluigi Beccaria e Valter Boggione (Università di Torino), Margherita Oggero (scrittrice), Marco Balzano (scrittore), Bruno Quaranta (La Stampa-Tuttolibri), Massimo Corrado (Associazione Go Wine).I premi sono di 500 euro per ciascuno dei due vincitori della sezione generale, altrettanto per gli Studenti degli Istituti agrari e per il libro dedicato al vino. Un modo davvero accattivante quello di coniugare l’aspetto della divulgazione letteraria con quello della cultura del vino e del buon bere, valorizzando le peculiarità insite in ogni luogo che ha prodotto delle eccellenze vitivinicole.                                            
                                                       Giuseppina Serafino     

mercoledì 3 gennaio 2018

Il Comprensorio Pontedilegno_Tonale in mostra

Situato a  cavallo fra la lombarda Valle Camonica e la trentina Val di Sole, il comprensorio Ponte di Legno-Tonale è una delle destinazioni sciistiche più apprezzate dell’arco alpino con 100 km di piste che vanno dai 3.000 metri del ghiaccaio Presena ai 1.120 metri di Temù, passando per il Tonale e per Ponte di Legno.Nell’ estate del 2020 verrà inaugurato un innovativo centro termale wellnessche che amplierà l’offerta del comprensorio Pontedilegno-Tonale. Fra le usuali proposte di sci e sport invernali, o le attività sportive estive come trekking e mountain bike, ci sarà una nuova proposta di benessere termale. Il complesso sorgerà in piazzale Europa, nei pressi del centro storico di Ponte di Legno e sarà firmato dallo studio fiorentino Archea Associati, che ha saputo coniugare design moderno e valorizzazione del paesaggio , nel rispetto del contesto storico-culturale di appartenenza. Per presentare il nuovo look dell’area sopracitata, il Consorzio Pontedilegno-Tonale ha promosso la mostra “Acqua, luce, benessere”, che verrà aperta al pubblico, martedì 9 gennaio, presso la prestigiosa cornice della Triennale di Milano. Il tema dell’esposizione sarà l’architettura

 alpina contemporanea, a compimento del Concorso per il nuovo Centro termale e di benessere. 
“Dopo gli importanti investimenti fatti negli ultimi 10 anni nel settore degli impianti di risalita, adesso ha preso il via la seconda fase di progettualità ed è giunto il momento di ampliare i servizi, con particolare attenzione al settore del wellbeing-ha spiegato Mario Bezzi, presidente del Consorzio Pontedilegno-Tonale e della società SIT spa che ha indetto il concorso per il centro termale. Il progetto porta la firma dell’architetto Marco Casamonti che ha voluto rispettare l’identità del nostro territorio 
puntando sui suoi tratti più caratteristici: il ghiaccio e le montagne. Sarà un edificio molto elegante che completerà l’offerta turistica del comprensorio Pontedilegno-Tonale attraverso un’esperienza di svago e di tempo libero, come alternativa e completamento dell’ attività sciistica”. La mostra, a cura di Luca Molinari, presenta al grande pubblico tutti i cinque progetti che hanno partecipato al 
concorso indetto dalla Società Impianti Turistici Ponte di Legno. Disegni, rendering e modelli illustreranno le interpretazioni originali di un’infrastruttura pensata per la cura e l’accoglienza in dialogo con i caratteri del paesaggio alpino. Fotografie d’epoca e contemporanee illustreranno le bellezze del patrimonio di questo territorio in cui spiccano il Parco regionale dell’Adamello e quello nazionale dello Stelvio, il Passo Tonale che era la linea di confine con l’Impero austro-ungarico, il ghiacciaio Presena e la via ferrata  del Sentiero dei fiori, itinerario a quota 3000 metri. Una natura imponente in un territorio alpino, con boschi lussureggianti boschi di conifere, nevi perenni, torrenti che  attraversano le alte montagne rendendole ancora più vive come l’ambiente straordinario in cui sono collocate.       
Giuseppina Serafino