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giovedì 16 novembre 2017

Esploratori di anime in Israele

Una suggestiva mostra di fotografia a cura dell’Ufficio Israeliano del Turismo, Mondadori store e Mediamond dal titolo“Tel Aviv e Gerusalemme. Per esploratori di luoghi e di anime”.
 Il percorso espositivo, curato da Denis Curti, invitava per qualche giorno a scoprire attraverso panorami, angoli inaspettati, volti, le due più importanti città di Israele. Il viaggio è una porta attraverso la quale conosciamo nuove realtà. Con questa iniziativa siamo felici di poter dare ai nostri visitatori un’occasione in più per poter scoprire da vicini due città come quelle di Tel Aviv e Gerusalemme, capaci di unire la tradizione e l’innovazione, in continuità con la nostra mission, quella di offrire un
mondo di cultura ed emozioni al più ampio pubblico possibile”, ha dichiarato Francesco Riganti, Direttore marketing di Mondadori retail. Tradizione, vita in città, luce, persone erano le tematiche alle quali dovevano attenersi le immagini che sarebbero state selezionate. La mostra presentava per la prima volta in Italia sette fotografie scelte tra le 100 finaliste del concorso JerusaLEINS, realizzate lo scorso marzo in Israele e finalizzato ad esaltare aspetti inediti ed originali della città di Gerusalemme. Al concorso hanno partecipato fotografi di tutto il mondo che hanno fornito prospettive personali e magnifiche vedute della città. Sono state inviate 14.500 foto da ben 84 nazioni; nella fase finale sono stati inoltrati circa 2.400.000 voti. 
Un ringraziamento particolare deve essere fatto a Alon Wald, direttore operation e marketing, Ammunition Hill di Gerusalemme, per aver collaborato a far pervenire in Italia le foto del concorso. Tra i fotografi scelti per la mostra milanese ci sono gli israeliani: Michael Shimidt, Amir Ehrlich, David Mor, Yigal Dekel, Tomer Montilia, Vincent Kahkeijian e Laura Ben-David, oltre a Loro anche il brasiliano Alexandre Siqueira e il filippino Romel Pineda. Un grande sforzo per accompagnare in un viaggio che va oltre il viaggio stesso: spiritualità, modernità, esperienza unica e indimenticabile.                                     
Questo è ciò che rappresentano Gerusalemme e Tel Aviv: due città che si toccano, che sanno emozionare ciascuna in modo diverso, l’una attraverso ricerca e modernità. Tel Aviv e Gerusalemme rappresentano il viaggio della vita per tanti, per molti, noi speriamo per tutti, e con queste immagini vogliamo regalare l’emozione a quanti vorranno scoprire una dimensione davvero inaspettata della destinazione”ha dichiarato Avital Kotzer Adari, direttore dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo.
Tel Aviv, nominata “capitale mediterranea del divertimento” dal New york Times è è stata inserita tra le “prime 10 città più movimentate da Lonely Planet. Gerusalemme, capitale di Israele, sacra a 3 fedi monoteiste, è una città che vanta 3000 anni di storia, e 2000 siti archeologici, circa 30 i festival annuali organizzati. Non resta che esplorare e le anime di queste affascinanti luoghi di preziosa memoria.
                                                                                       
                                           Giuseppina Serafino

domenica 12 novembre 2017

Viaggio a Liegi, in Vallonia (II Parte)

La mattina successiva, ritemprati dal confort, è stato bello inoltrarsi in rue Hors Chateau per esplorare i vicoli ciechi del quartiere, denominati "impasse", che un tempo conducevano agli alloggi dei dipendenti dei grandi palazzi privati, in seguito divenuti abitazioni di famiglie operaie a reddito modesto.
 Oggi sono state ristrutturate con gusto e impreziosite con giardinetti e fiori che trasmettono la serenità e la pace che li pervadono.
Medesima sensazione che si avverte presso la chiesa di Saint-Barthélemy, consacrata nel 1015, è una delle più antiche di Liegi. La facciata è stata piacevolmente dipinta secondo lo stile tedesco, in bianco e rosso e gli eleganti campanili sono a losanga. Essa è conosciuta soprattutto per il fonte battesimale del XII secolo, vero capolavoro dell’arte mosana, opera di Renier de Huy, Proviene da un’altra
chiesa distrutta durante la Rivoluzione francese ed è una delle meraviglie del Belgio. La vasca in ottone, del peso di 500 kg, è sorretta da dieci piedi a forma di bue e decorata da scene di battesimi fra cui quello di Gesù nel Giordano. Forse si tratta di un bottino strappato ad una basilica bizantina durante la presa di Costantinopoli. Caratteristica la rue Neuvice, non tanto per la presenza del nostro hotel, quanto perché risale al XII sec. e collegava la Mosa a Place du marchè. Le abitazioni
quattrocentesche ospitano ancora molte botteghe popolari, decorate da graziose insegne metalliche dai nomi suggestivi:” Le Cerf fleuri” (cervo fiorito), “Le Lion vert” (leone verde) “Al Manoie di Nouvice ” (maniero del novizio).
Tra i nn. 23 e 24 si dirama rue du Carrè, viuzza medioevale dove è necessario passare da soli per la sua ristrettezza, naturale provare un senso di claustrofobia, ammesso che si giunga incolumi al termine della lunga e inquietante stradina. Liegi deve il suo sviluppo industriale, grazie al carbone della regione e al ferro delle Ardenne che ha reso la città
famosa in particolare per le fabbriche d’armi. Da non sottacere poi l’arte mosana, nata tra il 1000 e il 1100 dalla fusione di culture romane e germaniche, sviluppatesi lungo le rive della Mosa, tra Dinant e Maastricht. Oltre a trovare espressione nell’orificeria, nella scultura, essa si contraddistingue per la lavorazione dei metalli, con una predilezione per il bronzo e l’ottone. Una Liegi

davvero preziosa, come lo scintillio
delle acque della Mosa che invitavano a perdersi con i suoi battelli che la solcavano per andare lontano, a riscoprire, cavalcando la  sua storia, quel fascino misterioso della Vallonia, terra antica e scrigno di significati autentici.

                                             
         Giuseppina Serafino

giovedì 9 novembre 2017

Un tuffo nell'ardente Liegi (I parte)

Un tuffo nella storia di Liegi con il viaggio offerto dal Premio stampa della Vallonia. Considerate le temperature roventi del week end ottobrino, nella città definita, ironia della sorte, “Città ardente”, il tuffo forse sarebbe stato il caso di farlo direttamente nella Mosa.
 Spettacolare la superficie cristallina del fiume incorniciato dai colori rosseggianti della vegetazione autunnale, così come la struttura ultramoderna de La gare des Guillemins, realizzata dal grande architetto spagnolo Santiago Calatrava ed inaugurata nel 2009. Con i suoi 32.000 mq di ampiezza e i 40 m di altezza, è sovrastata da una gigantesca volta in vetro e in acciaio che ricopre i nove binari in maniera impressionante. Desiderosi di conoscere i tanti aspetti di una città fortemente ancorata ad un retaggio storico di grande spessore, feudo del Sacro Romano Impero germanico e primo principato vescovile della Chiesa, ci dirigiamo verso il centro storico. Piacevole la cortesia dei passanti a cui chiediamo indicazioni sul percorso da seguire, dolce come la musicalità delle parole che ci rivolgono. Giunti al famoso “Carré”, nel centro della città, il quartiere più popolato di caffè e graziosi ristoranti, si avverte Hotel Neuvice, una piccola struttura raffinata, densa di fascino per il moderno design in un luogo di antica memoria.
un’atmosfera vivace e decisamente intrigante. Niente a che vedere con l’inquietante mistero dell’uccisione del principe vescovo Lambert a cui è stata dedicata la piazza fulcro della vita liegese, che sembra essere controllata dall’illustre concittadino Georges Simenon e dal suo celebre Commissario Maigret. Molto caratteristica risulta la Place du Marchè, una delle più antiche della città, affiancata da palazzi settecenteschi, grazie a Luigi XIV che, paradossalmente, distrusse quelli dei secoli precedenti.Svariati i localini e bistrot, che invitano alla convivialità e al gusto del buon cibo, come le
rinomate boulets de Liegi (polpettine di carne irrorate con salsa agrodolce e zucchero di canna)., le gaufre diverse da quella di Bruxelles per l’impasto molto più spesso, dolce, caramellato durante la cottura e aromatizzato con cannella e vaniglia. In mezzo a questa sorta di naturale salottino en plein air, si erge il Perron, un’edicola a portico che sorregge una colonna, e la sua fontana, simboli delle libertà comunali; sulla colonna si nota la tradizionale pigna: chiusa, simboleggiava il popolo, che sa stringere le fila per difendersi, aperta, è l’espressione della gioia, simbolo di fertilità e dell’apertura verso il mondo.
Sul lato sud di Place du Marchè, si scorge un elegante edificio chiamato familiarmente “La Violette”, in cui dal Duecento si esercitò il potere comunale. In stile neoclassico alquanto sobrio, possiede un doppio scalone, strano a dirsi, decorato da pigne. Di particolare impatto visivo, ammesso che la vista non si ottenebri per la fatica esercitata, è la colossale scalinata delle “montagne de Bueren”, con quasi 400 scalini, una delle più lunghe d’Europa. Venne costruita nel 1880 per consentire ai soldati della caserma posta alla sommità, di raggiungere la città direttamente, senza dover passare da alcune vie malfamate. Il nome della sopracitata è un omaggio ai 600 soldati provenienti da Franchimont e al loro famoso capitano, Vincent de , che tentarono di sconfiggere Carlo il Temerario, piazzato in cima al colle. A sinistra della scalinata di Bueren, percorrendo la piccola rue des

Ursulines, inizia il sentiero dei poggi, dove si trovano le vestigia di un beghinaggio ben restaurato, con davanti un’antica stazione di posta del Seicento. Splendido il panorama che si gode dalla tour des Vieux-Joncs con una città superbamente prostrata dinanzi a noi in segno di tangibile encomio per lo sguardo che pare accarezzarne le policromie irradiate da un fantastico tramonto. Dopo la faticosa giornata, piena di scoperte, un ulteriore appagamento è stato quello del soggiorno presso l’Neuvice, una piccola struttura raffinata, densa di fascino per il moderno design in un luogo di antica memoria.                     Giuseppina Serafino                                    

lunedì 6 novembre 2017

Festival della cultura basca

Il Comune di Bilbao e la Diputaciòn Foral della Provincia di Bizkaia, in collaborazione con l’Ufficio spagnolo del Turismo a Milano hanno celebrato UNBOX:
Discover Bilbao Bizkaia in a Box nello  spazio Pelota di via Palermo. L’ obiettivo principale è stato quello di mostrare, all’interno di un luogo emblematico di Milano-nato come fronton per il gioco della Pelota basca- come Bilbao e Bizkaia
siano luoghi ideali da visitare, in cui investire e vivere. Una visione che mira ad attrarre talenti ed
imprenditori in una regione, Euska, situata nel Nord di Spagna, nella baia di Bizkaia, che occupa il terzo posto nel ranking mondiale di sviluppo umano secondo la OCDE.
La manifestazione milanese è stato aperta da un momento di riflessione dal titolo ”Conversazioni
imprenditoriali” con importanti personalità che hanno dato la loro interpretazione sull’Effetto Bilbao e su  ciò che ha caratterizzato la trasformazione urbana di questa città. Vent’anni fa Bilbao attraversava una crisi industriale
dalla quale si risollevò mediante un piano di rigenerazione urbanistica. In questo contesto fu aperto il Museo Guggenheim, una vera pietra miliare architettonica che accoglie più di un milione di visitatori annuali e che è stato in grado di cambiare la mentalità, oltre che lo spazio e
l’economia del luogo. L'evoluzione del mercato
MICE offre una grande opportunità alla destinazione Bilbao-Buscaglia per la celebrazione di Congressi e Conventions poiché sono presenti strutture e un ecosistema urbano di grande livello. La gastronomia, con il marchio “Bilbao-Biscaglia”, sintetizza l’identità e le tradizioni basche che valorizzano il settore 
primario, promuovendo uno stile di vita sano che dia priorità ai prodotti locali a chilometro zero. ”Fair Saturday" è poi un movimento globale basato sull’organizzazione di attività culturali aperte e partecipative (ogni ultimo sabato di novembre), ognuna delle quali sostiene un progetto sociale scelto dagli stessi artisti. L’evento nasce a Biscaglia, nell'edizione del 2016 ha offerto 354 eventi in 66 città, e sono già stati confermati più di 400 spettacoli. La manifestazione milanese aperta al pubblico ha previsto spettacoli musicali e di danza, esibizioni di sport rurale basco (Aizkolaris: tagliatori di tronchi e Hamjasotzailes: sollevatori di pietre). Particolare interesse hanno destato le degustazioni enogastronomiche con l’intento di far conoscere le peculiarità dei prodotti autoctoni e dei vini di Euskadi, in questo caso Tzakoli de Bizkaja ed il vini Rioja Alavesa. Questo interscambio fra Bilbao-Bizkaia e Milano è stata un’opportunità per un interscambio fra due città con grandi similitudini dal punto di vista produttivo e per instaurare forme di collaborazione feconde per entrambe.

                Giuseppina Serafino
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giovedì 2 novembre 2017

Le Langhe, sapore di… vino


Un territorio che affascina per  il senso di pacata eleganza che fuoriesce dalla sinuosità del paesaggio, dai colori tenui,  con le schiere viticole ben ordinate a perdita d’occhio che paiono accarezzare lo sguardo del visitatore invitandolo all’oblio.
Le Langhe, sono una regione storica del Piemonte a cavallo fra le province di Cuneo e Asti, costituita da un sistema collinare definito dal corso dei fiumi Tanaro, Brembo e Bormida. Vengono suddivise in Bassa Langa, zona di vini e tartufo, Alta Langa, con boschi e coltivazione della pregiata varietà di nocciole. Dal 22 giugno 2014 sono state proclamate Patrimonio Unesco, 50° sito italiano, il primo sistema culturale legato al mondo del vino. Sono circa 100 i comuni coinvolti, con alcune

zone d’eccellenza: le colline del Barolo, il castello di Grinzane Cavour, sede della più antica Enoteca Regionale piemontese, Barbaresco e la sua torre, Canelli e le sue cattedrali sotterranee scavate nelle colline, Nizza e le colline della Barbera, Vignale e le colline del Monferrato con i classici Infernot, le cantine scavate nell’arenaria. Ci fermiamo ad Alba, città delle “Cento Torri”, di fondazione romana, luogo natale di Beppe Fenoglio, lo scrittore che ha dato voce alla gente di Langa, cogliendo gli aspetti più autentici, più aspri ed umani di questa terra. Ogni anno qui si svolge la “Fiera internazionale del Tartufo bianco d’Alba” che attira in autunno estimatori da ogni parte del mondo, come quelli del cioccolato grazie
alla presenza della Ferrero Spa. I vini rinomati, corrispondono ad

altrettanti itinerari di gusto: quello del Barolo, alla scoperta di castelli e cantine, dove incontriamo Roddi, con il suo castello e l’ Università dei Cani da Tartufo, seguono Verduno con una Cantina Comunale e poi La Morra, tipico borgo langarolo con gioielli del Barocco
piemontese. L’itinerario del Barbaresco, si snoda fra cantine e antichi borghi, come Treiso e Neive, inserito nei Borghi più belli d’Italia, paese di Levi, la cui grappa e le cui etichette sono famose a livello internazionale. Il percorso del Roero,

conduce alla scoperta di vini tra Rocche, Crutin e Ciabat, quello del Moscato permette di assaporare vini dolcissimi e momenti di festa, ricordando Cesare Pavese che a Santo Stefano Belbo, sognava l’ America e parlava di langa. Sull’Alta Langa ci si perde fra nocciole, formaggi, in paesaggi romantici e dai toni intriganti. Secondo centro
importante, raccontato nei romanzi di Giovanni Arpino è Bra, sede di Slow food, perla del barocco. A 5 Km di distanza, si trova il borgo romano di Pollenzo, oggi sede dell’Università di Scienze gastronomiche. Una pregevole città medioevale è Cherasco, ben visibile, nelle vie a scacchiera, tutte ordinate, in cui si erge Palazzo Salmotoris, sede di mostre di respiro internazionale, la Sinagoga, testimonianza della sua comunità ebraica .Da qui nel 1796 passò Napoleone nella sua campagna d’Italia;’originale il Museo della Magia. A Barolo ci accoglie l’imponente castello Falletti, sede del Museo del Vino e dell’Enoteca Regionale, con il curioso Museo dei Cavatappi. Da non perdere il Museo del Paesaggio nel Castello di Magliano Alfieri, per celebrare il valore di un ambiente davvero incantevole.
                                             
Giuseppina Serafino