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venerdì 15 dicembre 2017

L’ Esterel fra natura e leggenda

Più di cento accaniti appassionati dell’arte del camminare si sono dati appuntamento in Costa Azzurra per esplorare le rocce dell’Esterel nei pressi di Saint Raphael. La storia di questo luogo inizia 250.000 anni fa durante un’intensa attività vulcanica quando un’eruzione produsse rocce minerali, tra le quali la più diffusa fu la riolite che caratterizza il sito per il colore rosso.
La leggenda narra che la fata Estérelle, consultata dalle donne per ottenere la fertilità, sia all’origine del nome del massiccio. Più probabilmente, durante un movimento di placche tettoniche, la terra si fessurò lasciando risalire la lava in superficie e dando origine alla roccia viola: la riolite o porfido rosso. La vera origine del nome del massiccio deriverebbe dall’aggettivo francese “stérile” che rispecchia il territorio brullo dell’Estérel.
La foresta demaniale copre 6.017 ettari ed è ricca di una particolare biodiversità protetta dall’Unione Europea (Natura 2000) e ospita una Riserva biologica integrale. Ci inoltriamo attraverso quello che ci appare come un paesaggio lunare contraddistinto dal color porpora delle rocce, il verde scuro della vegetazione e il blu brillante del Mediterraneo. L’essenza dominante di questo territorio è la sughera (Quercus suber) ma anche le fioriture endemiche precoci in primavera,  

come l’Erica arborea e tardive in autunno come la Calluna vulgaris. Il luogo è contraddistinto da profonde fenditure rocciose create dalle forti piogge. Sul litorale le creste rosse dell’Estérel si tuffano nel mare offrendo a noi escursionisti uno spettacolo straordinario: una costa dentellata che alterna calanchi a punti rocciosi. Dalla sommità di Cap Roux, del Pic de L’Ours o di Cap Dramont, scopriamo degli scorsi che procurano un senso di fantastica vertigine. Alla curva di un sentiero si può ossrvare un menhir, una fontana romana, un oppidum o la via Aureliana lungo la costa fino ad Agay.                                 
 Nel Medioevo, l’Estérel fu rifugio per gli eremiti, fra cui Saint Honorat, che darà il nome ad una famosa grotta e nel 17° -18° sec. vi si rifugiarono prigionieri che fuggirono dalla prigione di Tolone e che si unirono a Gaspard de Besse, il ladro dal cuore grande che qui avrebbe nascosto il suo tesoro non ancora ritrovato. Dal 1996 questo massiccio eccezionale è classificato con il titolo di paesaggio; da novembre a giugno gli animali da pascolano garantiscono la pulizia del sottobosco e delle erbe secche, effettuando un grande lavoro di prevenzione degli incendi. Il massiccio costituisce un luogo importante per il periodo invernale degli apicoltori poiché qui le api trovano un clima temperato. Ascoltiamo incuriositi Gianluca, guida di Trekkingitalia e nostro nocchiero, raccontarci queste interessanti informazioni mentre il nostro sguardo spazia rapito dai colori fantastici di un ambiente che ci sembra quasi surreale per l'anomala bellezza che lo contraddistingue.                      

                      Giuseppina Serafino

domenica 10 dicembre 2017

Festa di colori in Costa Azzurra

Un trekking di quattro giorni in Costa Azzurra per scoprire i luoghi circostanti a l’Esterel. L'occasione è stata la tradizionale Festa degli Amici di Trekkingitalia dicembrina.  Che effetto fantastico vedere il rosso dei basalti, iI verde del corbezzolo e della macchia mediterranea, l’azzurro del mare che invita a fondersi con il mistero dell’infinito. Meme pour ceux qui ont vu la Suisse et la
Savoie, c’est une belle chose que la montagne couverte par les sombres verdures de L’Esterel. Les Alpes meurent ici dignement ( Victor Hugo). Nato da un’intensa attività vulcanica di 250 milioni di anni fa , il Massiccio de l’Esterel sorprende per i suoi rilievi a picco e il suo incredibile colore rosso dato dalla roccia dominante: la riolite. Dalla cima del Mont Vinaigre a  616 metri, con                                                                     
una vista a 360 gradi, il panorama spazia dalle Alpi Marittime, al Verdon fino al mar Mediterraneo. Il sentiero, degradando, segue l’adattamento della macchia mediterranea dall’entroterra sino alla costa, dalla quercia da sughero al cisto, con  corbezzoli che paiono originali decorazioni natalizie. Un altro luogo suggestivo è l’isola che si raggiunge da Cannes con un traghetto, il sentiero è un anello che costeggia il periplo dell’Isola di Santa Margherita, con le sue affascinante leggende. L’essere un’isola ha determinato ogni aspetto del paesaggio: l’ambiente naturale, con la differenza tra il versante affacciato sulla Costa di Cannes e quello affacciato sul mare aperto, la presenza di forti, prigioni, e bunker di diversi epoche storiche, i tentativi di pianificazione urbanistica con l’intento di creare un posto esclusivo per il turismo equestre tra ‘800 e ‘900. Oggi è una riserva naturale con acque limpide e boschi di pini ed eucalipti tra i più vecchi d’Europa. Seduto sulla cima aspra e selavaggia di Cap Roux, nella sua rinuncia al mondo, l’eremita Sant’Onorato osservava l’arcipelago delle Lérins dove avrebbe poi 
fondato un’abbazia. L’atmosfera alquanto selvaggia del Capo, accentuata dall’intenso colore rosso della roccia e le sfumature di verde della macchia, spinge lo sguardo oltre l’orizzonte ricostruendo il suo affascinante legame con la Corsica: le rocce di Capu Rossu.Si rimane ammaliati dal colore della vegetazione lussureggiante che si staglia sulle aspre rocce che lambiscono la superficie cristalline del mare restituendo i profumi e gli intensi colori che connotano una straordinaria festa del cuore.                      

                                            Giuseppina Serafino                         

giovedì 7 dicembre 2017

La Magnifica comunità di Folgaria

Folgaria è una delle più antiche comunità del Trentino, di origine tedesco-cimbra, dei coloni bavaresi arrivarono sull’altipiano intorno al XIII secolo. Nel corso della sua gloriosa storia ha lottato duramente contro il potere feudale ed in particolare contro i Trapp, feudatari del Castel Beseno (il più
grande castello del Trentino), per difendere i suoi privilegi di comunità libera e indipendente.
Grazie a questo strenue impegno si fregia ancora oggi del titolo di magnifica comunità. Nello stemma comunale vi sono tre abeti allineati dentro uno scudo ovale che rappresenta la foresta, antica ricchezza della Comunità. Folgaria è contornata da sette centri frazionali: Costa, Serrada, Mezzomonte, San Sebastiano, Carbonare e Nosellari, Guardia. Quest’ultima è conosciuta come i il “paese dipinto”, con le sue vecchie case ornate di murales, vicino alla cascata dell’Ofento. Il carosello sciistico dell’Alpe Cimbra annovera oltre 100 km di piste per lo sci alpino e altrettante per lo sci nordico, mentre d’estate il Golf Club Folgaria, con 18 buche a 18 buche a 1200
m di quota e la Bike Area sono un vero e proprio paradiso per gli sportivi all’aria aperta. L’Alpe di Folgaria Coe e Millegrobbe sono i due grandi centri dove poter praticare anche lo sleddog, ossia la corsa con i cani da slitta. Pochi luoghi sanno raccontare la storia, da quella più lontana a quella più recente: Forte Belvedere Gschwent, una fortezza del primo Novecento, racconta la Guerra dei Forti, lo scontro fra lo schieramento austro-ungarico e quello italiano (1915-1918). A pochi chilometri, nei pressi di lago Coe, Base Tuono, un allestimento unico nel suo genere in Europa, racconta una guerra, fortunatamente non combattuta, la Guerra Fredda (1949-1989). Missili puntati al cielo, hangar,
bunker sotterranei, carri elettronici, radar e
terrapieni rievocano” l’equilibrio del 
terrore”, la tensione fra Est e Ovest del mondo. Nelle case di Lusérn si pratica l’arcaica arte del tombolo: una lontana tecnica del ricamo a fuselli. Si tratta di un’espressione artistica che ha portato alla creazione di pizzi, merletti e interi corredi nuziali. Il tombolo è anche il nome dello strumento, un cuscino che solitamente ha una forma cilindrica; su
questo supporto viene fissato il disegno del merletto e con del sottile filo, si procede all’intreccio con bastoncini detti fuselli. Fra le specialità tipiche della gastronomia vi sono: la zuppa d’orzetto cimbra, il tonco de pontesel, lo spezzatino di manzo alla cimbra, l’omelette di fragole o lamponi dei bochi . Tante prelibatezza da gustare.. come il territorio di Folgaria, ricco di suggestioni ambientalistiche di notevole pregio.


          Giuseppina Serafino

lunedì 4 dicembre 2017

Mercatini di Natale del Trentino

Da circa due decenni, il Christkindlmarkt, celebre Mercatino di Natale di Bolzano, in Alto Adige, magnificamente addobbato in occasione dell’Avvento, attira folle di visitatori in Piazza Walther. Si tratta del più grande d’Italia, costituito da circa ottanta casette in legno, con tetti bianchi e rossi che conferiscono una atmosfera fiabesca. Il lavoro artigianale rappresenta il 30% della suggestiva esposizione, e viene esibito per cinque volte sul palco della manifestazione da singoli artigiani.
L’aspetto preminente è quello della gastronomia,
 con prodotti tipici come il vin brulé, le frittelle di mele, il succo di mele caldo e lo strudel. Si tratta di una occasione unica per scoprire il fascino del capoluogo altoatesino con il suo epicentro medievale che si articola in un dedalo di stradine, portici, cornici rinascimentali,

insegne in ferro battuto e belle facciate affrescate.
Risultano di particolare interesse la chiesa dei Domenicani, che faceva parte di un convento del 1272, piazza Erbe con il mercato quotidiano che diffonde un effluvio di profumi e di sapori, e la via Portici, con i portici italiani, sul lato sinistro, e quelli tedeschi, sul lato destro. Presso Il museo archeologico è possibile osservare Otzi, il pastore di cinquemila anni fa ritrovato fra i ghiacciai situati fra la Val Senales e l’Austria. In Alta Val Pusteria, Dobbiaco viene considerata la porta delle Dolomiti con il lago omonimo che offre uno splendido spettacolo naturale; la

località si trova a 1240 metri in una bellissima conca, fra i fiumi Rienza e Drava. Da Dobbiaco la strada conduce alla Valle di Landro verso Cortina d’Ampezzo, Belluno e Venezia.Da qui è possibile raggiungere le Tre Cime di Lavaredo ed ammirare il Parco Naturale Dolomiti di Sesto e Fanes-Senes-Braies.La chiesa parrocchiale di Dobbiaco è ritenuta la meglio conservata della Val Pusteria mentre la tenuta “Herbstenburg” con le sue torri ed “Erker” è considerata una della più antiche tenute più belle. Meritano essere visitati il Castel Herbstenburg, ed effettuare una passeggiata

lungo la Via Massimiliano, fiancheggiata da
cinque stazioni appartenenti alla più antica Via Crucis del Tirolo. Un’altra attrattiva è quella costituita dal Mercatino di Natale di San Candido che crea una romantica atmosfera intorno alla zona pedonale della chiesa di San Michele.Fra le specialità esibite oltre alle sculture in legno di cirmolo, vi sono i “Lebkuchen” (biscotti di pan pepato), lo “Zelten” (tradizionale pane dolce alla frutta) o l’”Apfelgluhmix” (succo di mela altoatesino bollito con succo di arancia e spezie). Un fantastico sapore di Natale, allietato da classiche melodie che rendono magico questo territorio ricco di tradizioni e di storia da rivivere.

                                               Giuseppina Serafino

giovedì 30 novembre 2017

Decimo anno di Re Panettone

Sempre più panettone a Milano con varie manifestazione che celebrano il dolce meneghino per anontonomasia con pasticcieri provenienti da tutta Italia . Dopo una manifestazione tenutasi al Museo della Scienza e della Tecnica nella settimana precedente, si è svolta la tradizionale kermesse di Re Panettone . L’evento di quest’anno, svoltosi nella sede Di Fabbrica Orobia 15, nella via omonima, ha celebrato la decima edizione suggellata da un timbro commemorativo delle Poste italiane.
Accanto ai grandi maestri presenti sin dalla prima edizione, come Achille Zoia della boutique del Dolce di Concorezzo (MB), di Mauro Morandin, dell’omonima pasticceria di Saint.Vincent (AO), a celebri pasticcerie milanesi come Cucchi, Clivati, Martesana, ci sono state numerose new entries, fra le quali Antonio Daloiso, vincitore della prima edizione del contest tv “Il più grande pasticciere” (2014) e Sebastiano Caridi, vincitore del 2015.Una simpatica novità è stata la Notte Bianca del panettone con un prolungamento dell’orario di apertura dello spazio espositivo. Una nuova iniziativa è stata poi la certificazione Re Panettone: l’elemento distintivo dei prodotti certificati tutto l’anno sarà un bollo con ologramma anticontraffazione che certificherà l’assenza di mono- e di gliceridi degli acidi grassi (E471). 
Partner di questo progetto è un ente di controllo della massima autorevolezza, il DeFENS: Dipartimento di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione, e l’Ambiente dell’Università degli Studi di Milano. Il main sponsor della manifestazione ideata da Stanislao Porzio è stato Amici del Panettone, associazione presieduta da Sabrina Dalla Giovanna, che promuove la cultura del dolce milanese. Per la prima volta era poi presente Artupia, mercante d’arte 2.0, che per i suoi sistemi di vendita innovativi fa uso di realtà aumentata.
 Comieco, consorzio per il riciclo degli imballaggi cellulosici, ha contribuito ai festeggiamenti del solenne anniversario con la realizzazione di un manufatto a tema. Varie le novità che hanno ingolosito le frotte di degustatori: panettoni salati al capocollo e caciocavallo, al vin brulè, alla lavanda, con frutta e spezie di ogni sorta. Il panettone veramente artigianale, è stato detto, che si distingue da quelli industriali perché, a parte l’impasto, nella sua preparazione non prevede l’uso di macchinari e di emulsionanti o altri ingredienti di sintesi. L’industria è però costretta ad utilizzare questi ultimi per la necessità di far durare fino a sei mesi i suoi panettoni. L’Assessore alle Politiche per il lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani ha affermato:” Re Panettone è ormai un appuntamento irrinunciabile per la città,una festa per il gusto, l’olfatto e la vista che celebra il fiore all’occhiello della tradizione gastronomica della nostra città apprezzato anche all’estero”.
                                         Giuseppina Serafino

martedì 28 novembre 2017

"Le petit monde" di Torgnon

Una menzione a parte merita il" Musée petit monde”, un vero e proprio viaggio nel tempo nel villaggio di Triatel che sorge sul passaggio per il vallone di Chavacour e sull’antico percorso per la Svizzera. Gli abitanti di questo sperduto angolo di
mondo vivevano di agricoltura e
pastorizia mentre il versante del vallone verso Etirol, soleggiato ma privo di acqua, era coltivato a cereali, come frumento e segale. A Triatel, in tre edifici restaurati (un raccard a schiera, un grange ed un granier”) che un tempo erano fienili e granai, è stato allestito il museo etnografico,
inaugurato nel 2004. Le strutture,
costruite tra il 1463 ed il 1700, si sono
mantenute in ottimo stato. Il grenier, edificato su un
basamento di pietra, era un locale di conservazione di provviste; la parte in

legno di larice, è stata costruita con tavole di legno squadrate e perfettamente incastrate fra loro, senza l’uso di chiodi. Molto emozionante la visita che ci è stata gentilmente consentita dall’ assessore all’Agricoltura, Territorio e Ambiente, Roberta Gyppaz, che armeggiando con gigantesche chiavi, ci ha schiuso questi regni di antica storia con oggetti di uso quotidiano donati dalla gente di Torgnon. Un vero e proprio labirinto della memoria come quello posto proprio sotto le citate costruzioni , sollevate dal terreno con enormi funghi di muratura che avevano lo scopo di far areare le granaglie contenute. Tutto intorno spuntano casette di pietre diroccate o disabitate, ad eccezione di una (abitata tutto l’anno da un’unica famiglia) , quasi fossero muti baluardi di un prezioso regno in cui aleggia il sapore di un piccolo mondo antico che
trasmette significati autentici. Nel vicino villaggio di Etirol, è presente un mulino a pietra, alimentato ad acqua, perfettamente funzionante. Tante le iniziative che animano en plein air questo luoghi del ricordo nel periodo estivo: la rassegna LetterAria, in collaborazione con “Borgate dal vivo”, è stato il primo festival letterario delle borgate alpine, con la partecipazione di vari letterati come ad
esempio Paolo Cognetti, vincitore del premio Strega 2017 con il libro “Le otto montagne”. Si sono tenuti anche spettacoli notturni, in una sorta di piccola arena con panchette di legno, e concerti di musica classica nell’incanto della valle, ai piedi del Cervino. Molto
confortevoli le strutture ricettive del luogo, che sanno ricreare un’atmosfera familiare come quella dell’Hotel “La Maisonnette”, in località Chatrian, in cui è stato possibile pernottare: magica la vista del panorama montano e il sapore delle specialità
valdostane gustate. Particolarmente significativa è stata l’inaugurazione del nuovo sentiero, domenica 22 ottobre, suggellata da tutta l’amministrazione comunale e con la benedizione del parroco, che ha visto la partecipazione di tanti visitatori che hanno preso parte alle tre iniziative promosse: bike tour, trekking fotografico e foliage. Quest’ultimo
prevedeva un’
escursione che dalle 10,30 del
mattino si protraeva fino alle 17 circa, dal Collet al lago Tsan, con 200 m di dislivello ed alcuni saliscendi. Il sentiero è panoramico e alterna boschi e radure dove si incontrano degli alpeggi, ancora utilizzati in estate per la
monticazione dei bovini della razza valdostana, e si produce la famosa Fontina, nella sua versione più ricercata: quella realizzata in alpeggio. Si arriva poi al lago Tsan dove è presente anche un bivacco utilizzato da escursionisti davanti al
quale
abbiamo sostato infreddoliti ,
mentre pranzavamo al sacco, provando l’ebrezza della nevicata e del freddo in una giornata soleggiata. Magnifico scendere planando con lo sguardo sui boschi di larici dai colori giallognolo dorato, dopo aver avvistato alcuni cervi che indugiavano a poca distanza dalle imponenti pareti rocciose. Assolutamente riposante il clima che si assapora in questo contesto ambientalistico di notevole pregio e che garantisce una completa interazione con una dimensione improntata ad uno stile di vita dinamico e alimentato da valori autentici. L’auspicio è quello che molti possano sperimentare questa oasi di benessere naturalistico a Torgnon,valorizzandone appieno le molteplici opportunità che offre nei differenti periodi che la rendono una meta decisamente unica. 
                                                    Giuseppina Serafino